Stenosi del canale Lombare

Stenosi del canale Lombare

Per Stenosi si intende un restringimento del canale vertebrale entro cui sono contenuti il midollo spinale (dall’occipite fino alla seconda vertebra lombare L2) e le radici nervose (al di sotto di L2).

Quando la stenosi avviene a livello della parte bassa della schiena si parla di Stenosi Lombare.

Le vertebre sono costituite da un corpo e da un arco posteriore. Dietro al corpo presentano il foro o forame vertebrale e, disponendosi una sopra l’altra, formano il canale vertebrale che parte dalla base della testa e termina a livello dell’osso sacro. All’interno del canale è contenuto il midollo spinale (fino alla seconda vertebra lombare L2) e le radici nervose che vanno alle gambe (sotto L2, definite cauda equina).

Due vertebre sovrapposte formano da entrambi i lati altri forami detti di coniugazione dai quali fuoriescono le radici nervose lungo tutta la colonna.

Differenze tra stenosi lombare primitiva e secondaria

La Stenosi Lombare Primitivaè abbastanza rara ed è dovuta ad un diametro ridotto del canale midollaredalla nascita e quindi su base congenita.

La Stenosi Lombare Secondariarappresenta la forma più diffusa di stenosi ed è generalmente dovuta ad una o più delle seguenti alterazioni:

  • degenerazione artrosica delle faccette articolari posteriori e conseguente loro ingrossamento
  • ispessimento o calcificazione del Legamento Longitudinale Posteriore
  • ernia discale espuls
  • aumento di spessore delle lamine
  • scoliosi del rachide lombare
  • spondilolistesi (scivolamento di una vertebra sull’altra)
  • presenza di tessuto cicatriziale (ad esempio come esito di pregressi interventi chirurgici)

I livelli più frequentemente coinvolti in questo tipo di patologia sono il tratto L4-L5 ed L3-L4. Anche il tratto L5-S1 può essere stenotico, ma con minor frequenza. Quando la stenosi lombare è correlata a spondilolistesi, di solito il livello più comunemente interessato è il tratto L4-L5.

I sintomi della stenosi lombare

I sintomi di una stenosi lombare generalmente si sviluppano lentamente nel tempo (riguarda soprattutto soggetti dopo i 50 anni) e spesso sono fluttuanti, con periodi di acutizzazioni severe e periodi con sintomatologia modesta. Essi includono:

  • dolore lombare o irradiato ad una o entrambe le gambe che si accentua durante movimenti particolari o combinati (inarcare la schiena e/o ruotare) o nel mantenere determinate posizioni come stare in piedi o sdraiati a lungo
  • parestesie: alterazioni della sensibilità tattile, formicolio o intorpidimento, insomma una sensazione fastidiosa lungo la zona glutea o la gamba
  • claudicatio motoria: dolore alle gambe che aumenta quando si cammina a lungo e che migliora, spesso immediatamente, quando ci si siede
  • perdita di forza agli arti inferiori: interessa una o entrambe le gambe a seconda delle radici nervose interessate; si traduce nella sensazione di debolezza o cedimento percepita durante gesti come ad esempio salire/ scendere le scale

La diagnosi

Oltre alla visita medica in cui si valuta il paziente e si indagano in modo approfondito i sintomi, risulta di particolare importanza il supporto di indagini strumentali come la Risonanza Magnetica o la Tac per stabilire una diagnosi certa.

Immagini di risonanza magnetica

 

I Trattamenti

Come per la maggior parte delle patologie della colonna vertebrale, il trattamento può essere conservativo o chirurgico. In ogni caso, a meno che non vi siano segnali di urgenza, è sempre opportuno intraprendere un percorso rieducativo specifico con l’obiettivo di ridurre i sintomi, migliorare la funzionalità della colonna vertebrale e imparare a gestire la schiena durante le attività quotidiane e lavorative.

Il Trattamento Conservativo consiste in:

  • modifica della attività che scatenano o aggravano il dolore e utilizzo di eventuali fasce addominali in situazioni a rischio
  • esercizi fisioterapici specifici con l’obiettivo è ridurre la compressione attraverso movimenti del bacino come la retroversione che permette di aumentare il diametro del canale e il rinforzo della muscolatura stabilizzatrice della schiena, in particolare quella addominale. A ciò si aggiungono esercizi di ricondizionamento generale e per gli arti inferiori. Il percorso prevede una progressione e una durata che varia a seconda del grado di compromissione della colonna.
  • eventuale impiego di terapie strumentali come elettroterapie analgesiche (TENS, BCR) o diatermia (Tecar).
  • se necessario utilizzo di farmaci: ad esempio antidolorifici e antinfiammatori

Il Trattamento Chirurgico è necessario quando la condizione risulta altamente invalidante tale da compromettere in maniera importante lo svolgimento della maggior parte delle attività quotidiane. Quando il trattamento conservativo non dà i risultati sperati, diventa necessario l’intervento chirurgico.

Generalmente la procedura chirurgica più utilizzata è la decompressione attraverso l’asportazione di parte dell’arco posteriore della vertebra con conseguente aumento dello spazio per le radici nervose. In alcuni casi può essere necessaria una stabilizzazione attraverso barre e viti.

Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo dedicato alla chirurgia della colonna vertebrale.