La scoliosi è donna

Su 10 pazienti che presentano scoliosi almeno 7 sono femmine. La scoliosi è una deviazione del normale allineamento della colonna vertebrale che porta a una deformazione del suo normale asse e a rotazione determinando, spesso, la comparsa di un “gibbo”, ossia una sporgenza, solitamente a livello toracico.

  Nella maggior parte dei casi non sappiamo riconoscerne una reale causa, per questo la definiamo “idiopatica”; sappiamo solo che, ad un certo punto, la colonna comincia a deviarsi e a deformarsi. Durante l’età puberale si assiste alla comparsa di alcuni segni tipici: peli pubici ed ascellari, cambiamento della voce nei maschi, comparsa del mestruo nelle femmine. È proprio in questo periodo che, in presenza di una scoliosi, si può assistere al suo più rapido aggravamento.  Purtroppo la scoliosi, a differenza di altre, non è una patologia che può essere prevenuta. Quello che è auspicabile è piuttosto una diagnosi precoce che aumenterà la possibilità di successo del trattamento.  Dobbiamo anche considerare che la scoliosi ha un certo grado di familiarità, nel senso che se qualcuno in famiglia ce l’ha, è probabile che anche altri ne soffrano, sia pure con diversa gravità: è importante quindi fare attenzione a figli e nipoti per cercare di accorgersi il prima possibile di una eventuale sua comparsa. La scoliosi è del tutto asintomatica: durante la crescita non si hanno sintomi evidenti, tanto che la patologia viene individuata spesso casualmente da un osservatore esterno (un genitore, un parente,….) o tramite una valutazione fatta dal pediatra o dal medico dello sport per il rilascio dei certificati di idoneità sportiva.  Pur essendo questa età un periodo difficile nel rapporto tra genitori e figli è bene che i genitori osservino la schiena dei propri figli, anche solo in modo informale mentre si spogliano o sono a dorso nudo per giocare.

Non appena ci si accorgesse di eventuali asimmetrie o deformità anche lievi è bene parlarne col pediatra che saprà fornirvi un primo indirizzo di valutazione e di cura.
Quella NON chirurgica è la scelta elettiva nella stragrande maggioranza dei casi: un programma di fisioterapia mirato (non la semplice ginnastica vertebrale o posturale….) che ha come obiettivi il lavoro nei tre piani dello spazio (per correggere la curva scoliotica in tutte le sue componenti), la presa di coscienza delle correzioni e l’integrazione di esse in via autonoma e nella vita quotidiana.
Molto spesso si rende necessaria l’adozione di un corsetto ortopedico correttivo che consenta di contenere e controllare le deformità. In questo caso sono fondamentali una fase di rieducazione preparatoria al corsetto che permetterà di “far funzionare” meglio le spinte realizzate nel corsetto stesso e l’inserimento di esercizi anche con il corsetto indossato. In altri casi un po’ più ostici si può ricorrere alla realizzazione di busti in gesso che vengono mantenuti e poi modificati nel corso dei mesi.
Nelle forme molto gravi, per fortuna rare in percentuale, in cui esistono forti rischi per l’apparato cardio-respiratorio e per gli organi interni, si può giungere alla scelta chirurgica. L’intervento, seppur attualmente sia molto migliorato tecnicamente rispetto al passato, è piuttosto invasivo ed è mirato a riallineare e a correggere le deformità vertebrali e toraciche.
In ogni caso, è fondamentale affidarsi sempre a specialisti esperti di scoliosi, non a specialisti generici; questa è l’unica garanzia nell’affrontare una patologia così complessa e a volte così imprevedibile. Quotidianamente ci capita di accogliere ragazzi che non sono stati inquadrati correttamente o che hanno avuto un importante peggioramento solo perché non si sono affidati a centri specializzati per la scoliosi. 
Ad esempio, quando un paziente si affida a noi viene fatta un’attenta analisi insieme allo specialista della scoliosi. Non solo. Il ragazzo viene obbligatoriamente seguito durante tutto il percorso di realizzazione del corsetto per verificare che tutto sia secondo le correzioni che si desiderano ottenere. Allo stesso modo il programma rieducativo è assolutamente individualizzato e specifico per far si che ogni esercizio svolga la sua funzione correttiva.
Oltre a ciò deve essere data la giusta rilevanza all’aspetto di counselling: il giovane paziente deve essere messo al centro del percorso rieducativo, insieme alla sua famiglia, affinché possano trovare nel team un gruppo di ascolto, un riferimento costante in grado di mantenere sempre alto il grado di motivazione in un percorso che, molto spesso, sarà alquanto lungo e che lo porterà al termine dell’accrescimento e della fascia di rischio. 
Durante questo periodo di tempo, la pratica di un'attività sportiva regolare, qualsiasi essa sia e non ad alti livelli (cioè senza un carico eccessivo di allenamenti), non ha influenza negativa sulla scoliosi. Anzi, essa migliora in maniera incisiva le condizioni fisiche di base e migliora addirittura i risultati del trattamento. Non dobbiamo invece riporre nel nuoto la funzione di attività correttiva per la scoliosi. Oggi si sa che non è così e che in alcuni casi il nuoto può anche essere controindicato. Esso va considerato al pari di qualsiasi altra attività sportiva.