L'artrite reumatoide

Cos’è l’artrite reumatoide?
L’artrite reumatoide (AR) è una patologia cronica che colpisce le articolazioni e, raramente, altri organi, quali il polmone, la cute e il distretto cardio-circolatorio. É definita cronica in quanto la patologia, se non adeguatamente trattata, non si arresta spontaneamente e, nel tempo, può portare a deformazioni articolari invalidanti.

L’interessamento articolare si evidenzia con la tumefazione delle articolazioni coinvolte, che risultano impacciate e dolenti; inoltre sono spesso calde e arrossate. Nel tempo le articolazioni possono deformarsi ed avere importanti limitazioni (generalmente dopo anni di malattia non adeguatamente trattata).
 Oltre alle articolazioni, il soggetto affetto da AR può presentare noduli sottocutanei (noduli reumatoidi), non sintomatici (20-30% dei pazienti); questi noduli sono talvolta osservati anche in sede polmonare, senza tuttavia pregiudicare la prognosi del paziente (sono noduli benigni, che non vanno rimossi e che generalmente non danno alcun sintomo).
Non esiste una sola forma di AR: ciascun paziente presenta un quadro clinico che lo differenzia da altri, sia per l’esordio di malattia (talvolta la malattia esordisce con una sola articolazione coinvolta, più frequentemente sono interessate più articolazioni), sia per la sua severità (non tutti i pazienti con AR sono destinati ad avere gravi deformazioni articolari; non tutti i pazienti hanno sintomi sistemici quali astenia e febbricola) e sia per la rapidità con la quale progredisce, portando a danneggiare in modo irreversibile l’articolazione.

 

Che differenza c’è tra artrite ed artrosi?

Il termine artrite indica la contemporanea presenza di dolore e tumefazione articolare (la tumefazione è comprimibile e indica la presenza di versamento articolare). Il dolore nell’artrite ha caratteristiche peculiari: tende ad accentuarsi la notte e durante le prime ore del mattino; si accompagna a sensazione di rigidità articolare al risveglio; migliora con il movimento. Spesso, inoltre, l’articolazione colpita è calda e arrossata; il movimento risulta limitato e impacciato.
L’AR è una delle tante patologie che si manifesta con artrite; alcune artriti tendono a risolversi spontaneamente o con una terapia sintomatica (per esempio le artriti reattive o la gotta), altre tendono a cronicizzare e richiedono una terapia a lungo termine (AR, artrite psoriasica etc). Per far diagnosi di artrite è sufficiente la visita medica; per definire il tipo di artrite sono necessari anche esami ematochimici e strumentali.
Si parla di artrosi in tutti i casi in cui vi sia la degenerazione dell’articolazione (spesso a carico di ginocchia, anche, base del I dito della mano). Tale condizione comporta, in particolare, il consumo della cartilagine articolare (ossia del tessuto che riveste l’osso in sede articolare), la sofferenza del tessuto osseo sottostante e la perdita delle proprietà lubrificanti del liquido sinoviale (liquido che bagna le superfici articolari). Si può sospettare la presenza di artrosi sulla base della sintomatologia riferita dal paziente e della visita medica (scrosci articolari al movimento, deformazioni articolari); tuttavia solo lo studio radiografico delle articolazioni permette di fare diagnosi.  La degenerazione articolare può essere considerata una forma di “invecchiamento” dell’articolazione, processo destinato ad interessare ogni individuo con l’avanzare dell’età. In alcuni casi l’evoluzione in  artrosi è più precoce ed intenso rispetto a quanto normalmente atteso: la familiarità (fattori genetici), l’attività lavorativa, sportiva e ricreativa, pregresse patologie articolari (traumi, etc) sono fattori che possono incidere negativamente sullo stato di salute delle articolazioni.  L’artrosi si associa a dolore da carico (peggiora con il movimento) e migliora con il riposo.

L’AR può interessare molte articolazioni, quali mani, piedi, polsi, caviglie, ginocchia e gomiti. Più raramente colpisce spalle ed anche (soprattutto nell’AR che esordisce in età avanzata o nella forma giovanile) o le articolazioni temporo-mandibolari, mentre non interessa mai le articolazioni della colonna vertebrale (con la sola eccezione della I cervicale) e le ultime articolazioni delle dita (interfalangee distali). Ovviamente non è detto che la malattia coinvolga tutte queste articolazioni!

Perché mi sono ammalato di AR?

Ad oggi non conosciamo la causa scatenate. Probabilmente solo la combinazione di più fattori di origine ambientale (banali infezioni, vaccinazioni, terapie ormonali, fumo di sigaretta) e genetica può favorire l’insorgenza della malattia. Tuttavia non conoscendo gli esatti ingredienti di questa combinazione ad oggi non è possibile fare prevenzione primaria (ossia agire su individui sani per impedire che sviluppino la malattia).
Dagli studi attualmente disponibili l’alimentazione non sembra avere un ruolo determinante sull’esordio di malattia (vedi paragrafo dedicato).
Certamente l’AR non è una malattia genetica e pertanto non è una malattia ereditaria in senso stretto.
Con altrettanta sicurezza è possibile affermare che nell’AR, indipendentemente dai fattori scatenanti la malattia, il nostro sistema immunitario (lo stesso coinvolto nella difesa del nostro organismo da batteri e virus) si scatena contro le nostre articolazioni, come se fossero qualcosa di estraneo (malattia autoimmune). Infatti i farmaci che vengono utilizzati per trattare la malattia agiscono sul sistema immunitario, modulandone e talvolta riducendone la risposta.

Un paziente con AR può essere affetto da altre malattie autoimmuni?
L’AR è una malattia autoimmune, definita sistemica in quanto colpisce più articolazioni e talvolta distretti extra-articolari (per esempio cute, polmoni). Il paziente affetto da AR presenta una maggior probabilità (sia pur limitata) di sviluppare in associazione all’AR altre patologie autoimmuni sistemiche; tra queste la più frequente è la sindrome di Sjogren che comporta la secchezza delle mucose (orale, genitale) e dell’occhio. Più raramente si osservano malattie autoimmuni organo-specifiche (per esempio la tiroidite cronica).
 

L’AR è una malattia ereditaria?

L’AR non è una malattia ereditaria. Infatti il contributo genetico non è sufficiente a determinare l’insorgenza della malattia. Alcuni studi tuttavia hanno dimostrato una maggior probabilità di ammalarsi in figli nati da genitori affetti da AR o altra malattia autoimmune sistemica (si tratta in ogni caso di un rischio piuttosto basso).
 

Si può guarire dall’AR?

L’AR è una malattia cronica, dunque se non adeguatamente trattata, non si arresta spontaneamente e, nel tempo, può portare a deformazioni articolari invalidanti. L’utilizzo di farmaci anti-reumatici ha permesso in molti casi un arresto della sintomatologia; tuttavia i casi che si mantengono in remissione dopo la sospensione della terapia sono ancora pochi (10-15%) e soprattutto frutto di un precoce trattamento della patologia. Pertanto nella maggior parte dei casi non si guarisce dall’AR ma si può convivere senza sintomi con un’adeguata terapia.
 

L’alimentazione può aiutarmi con la malattia?

Sono stati condotti alcuni studi per valutare se l’alimentazione potesse influenzare l’attività di malattia, ma i risultati sono stati alquanto contrastanti. Dunque è improbabile che l’alimentazione possa, da sola, migliorare i sintomi dell’AR.
Certamente un’alimentazione bilanciata è molto utile nell’ottica di un calo di peso, quando necessario, e, dunque, nell’economia articolare soprattutto degli arti inferiori.
Allo stesso modo un elevato introito in lattici a basso tenore di grassi (yogurt, ricotta, latte, etc) e di pesce azzurro (ricco in vitamina D) aiuta a prevenire l’osteoporosi, più frequente nei pazienti affetti da AR.
Pesce, carni bianche e olio extra-vergine di oliva apportano inoltre acidi grassi poli-insaturi (colesterolo buono), contribuendo a svolgere un’azione preventiva nei confronti degli eventi cardiovascolari.
In definitiva l’alimentazione mediterranea concilia ottimamente tutti gli obiettivi elencati, ed è pertanto quella consigliabile ai pazienti affetti da AR.
 

Quali sono le strategie terapeutiche dell’AR?

Il trattamento dell’AR prevede un approccio multidisciplinare, che coinvolga lo specialista reumatologo, il fisiatra, l’ortopedico e il fisioterapista. Ovviamente ciascuna di queste figure ha la necessità di confrontarsi in continuazione l’una con l’altra al fine di definire il corretto iter terapeutico per ciascun paziente. Dunque la malattia non si tratta soltanto con i farmaci!
I migliori risultati si osservano quando il reumatologo individua la corretta terapia farmacologica per il singolo paziente, permettendo a quest’ultimo l’avvio di un programma di recupero funzionale sotto la guida di fisiatri e fisioterapisti. L’ortopedico viene chiamato in causa sia per l’approccio infiltrativo e sia per quello chirurgico, quando necessari.
 

Le cure termali possono essermi utili?

L’effetto benefico della terapia termale (bagni, fanghi etc) è principalmente legato all’azione termica, che promuove un’azione decontratturante ed analgesica. Oltre a tale effetto si ritiene che vi possa essere un’azione favorevole aggiuntiva sulle articolazioni da parte di talune acque termali (in particolar modo quelle sulfuree e salse). Ovviamente l’acqua termale è fortemente controindicata ad un paziente che presenta una malattia in fase attiva (articolazioni tumefatte e dolenti); può essere una opportunità per coloro che hanno una patologia in remissione.
 

L’attività fisica può essermi utile?

L’attività fisica, blanda ed aerobica, è parte integrante della terapia della AR. Ovviamente durante le fasi infiammatorie della malattia il movimento è difficoltoso; tuttavia anche in questa condizione l’attività fisica aiuta a ridurre il senso di rigidità articolare e la sintomatologia dolorosa e contribuisce a prevenire l’atrofia muscolare ed eventuali contratture legate al processo infiammatorio in atto. Inoltre l’esercizio ha un’azione benefica sull’apparato cardio-circolatorio e aiuta a prevenire l’osteoporosi (più frequente nei pazienti con AR rispetto alla popolazione generale).
Tutti i pazienti affetti da AR possono dunque autonomamente cercare di mantenersi attivi (passeggiate quotidiane, nuoto, ginnastica posturale). La regola fondamentale è eseguire l’attività prescelta almeno tre volte a settimana e per almeno ½ ora, mantenendo un ritmo blando.
Ovviamente il contributo del fisiatra e del fisioterapista è fondamentale soprattutto in caso di marcati esiti articolari e/o severo impegno articolare.
 

Posso prendere il sole, nonostante sia affetto da AR?

Il sole è utile per la produzione di vitamina D.