Artrite reumatoide

L’ARTRITE REUMATOIDE è una malattia autoimmune cronica (dura tutta la vita) che provoca infiammazione delle articolazioni con dolori, gonfiori, rigidità delle articolazioni e difficoltà di movimento. In particolare, vengono colpite in modo simmetrico (entrambi i lati del corpo) le articolazioni delle mani, dei piedi, dei polsi, dei gomiti, delle caviglie, delle spalle, delle anche e la colonna vertebrale. In Italia, questa malattia coinvolge in media oltre 300 mila persone

L’ARTRITE REUMATOIDE può esordire a ogni età ma si manifesta più frequentemente tra i 35 ed i 50 anni. Tra le persone più colpite le donne superano gli uomini in proporzione di 4 a 1. Il decorso clinico dell’ARTRITE REUMATOIDE è fluttuante. Se non trattata adeguatamente sviluppa una disabilità moderata entro 2 anni dalla diagnosi e severa dopo 10 anni; approssimativamente il 30% dei pazienti diviene inabile al lavoro entro 10 anni dall’esordio. Al crescere della disabilità cresce anche la sensazione di abbandono ed altre forme di stress psicologico dovuto alla crescente dipendenza dall’aiuto degli altri. Sebbene la causa sia ancora ignota, si sa che la malattia è provocata da un’alterazione del sistema immunitario che aggredisce le proprie articolazioni (malattia auto-immune).

Nell’ARTRITE REUMATOIDE il “nemico” per il sistema immune diventa la membrana che riveste l’articolazione chiamata membrana sinoviale. Le sostanze ad azione pro-infiammatoria rilasciate dalle cellule del sistema immunitario attivate  determinano il gonfiore e il successivo danno della cartilagine e dell’osso presenti all’interno dell’articolazione.

Lo stato infiammatorio cronico dell’artrite reumatoide è anche responsabile di aterosclerosi accelerata con comparsa di malattie cardiovascolari anche in età giovanile e senza i consueti fattori di rischio (ipertensione arteriosa, diabete, aumento del colesterolo).

 

I sintomi?

I sintomi e il decorso variano da persona a persona e nel tempo. Queste caratteristiche possono ostacolare una diagnosi precoce e un’altrettanto precoce terapia. In molti casi i sintomi compaiono gradualmente (nel corso di settimane o mesi); di solito il paziente avverte al mattino una rigidità nei movimenti delle mani, o delle articolazioni interessate, che migliora nel corso della giornata. In altri casi, al contrario, può avere un esordio acuto con interessamento simultaneo di più articolazioni.

 

Il segno più indicativo dell’ARTRITE REUMATOIDE è il dolore – accentuato dal movimento e dal carico – di tutte le articolazioni infiammate, che appaiono calde, gonfie, tese, e soprattutto difficili da muovere. Il coinvolgimento delle piccole articolazioni delle mani e dei piedi, dei polsi, dei gomiti e delle caviglie è tipicamente simmetrico (compromette le articolazioni del lato sinistro e del lato destro del corpo in maniera simultanea).

Il paziente, inoltre, può riferire dei sintomi noti come “extra-articolari” e che possono essere indicativi di un coinvolgimento sistemico della malattia: stanchezza, malessere generale, perdita di peso, indolenzimento muscolare (mialgie), febbre, secchezza degli occhi e della bocca, riscontro di anemia, infiammazione dei tendini, presenza di piccole nodosità dolenti (“noduli reumatoidi”) sotto la cute dei gomiti e degli avambracci.

L’aterosclerosi accelerata e le sue complicanze cerebro-vascolari sono un altro esempio di interessamento sistemico extra-articolare.

 

Che differenza c’è tra artrosi e artrite reumatoide?

L’infiammazione articolare dell’ARTROSI può essere in alcuni casi simile a quella dell’ARTRITE REUMATOIDE ma le due malattie sono sostanzialmente diverse. Hanno prognosi differente e colpiscono strati differenti di popolazione. L’infiammazione dell’artrosi è meno aggressiva di quella dell’artrite reumatoide, non ha alla base un’attivazione del sistema immunitario e non vi è un interessamento extra-articolare (sistemico). La diagnosi differenziale è comunque fattibile da parte del Medico di Famiglia e confermata facilmente dallo specialista Reumatologo.

 

Diagnosi: l'artrite reumatoide è difficile da diagnosticare poiché può iniziare gradualmente con sintomi che in realtà potrebbero essere conseguenza di malattie del tutto diverse. Per questo motivo i pazienti con sospetto di ARTRITE REUMATOIDE dovrebbero essere valutati da un Reumatologo per la conferma diagnostica e per la somministrazione di una corretta terapia. Lo specialista esegue una diagnosi adeguata utilizzando diversi strumenti.

Storia clinica: i sintomi possono essere identificati con precisione se c’è una buona comunicazione tra medico e paziente.
Esame fisico: il medico effettua un esame obiettivo delle articolazioni, della pelle, dei riflessi e della funzionalità dei muscoli.
Esami di laboratorio: tra gli esami del sangue, un test frequente è quello del fattore reumatoide che, tuttavia, non sempre garantisce la presenza della malattia. Da qualche tempo, si prescrive anche un test per valutare la presenza degli anticorpi anti-proteine citrullinate (anti-CCP). Altri esami riguardano gli indici di infiammazione, cioè la velocità di eritrosedimentazione (VES), l’elettroforesi proteica e l’emocromo, oltre alla proteina C-reattiva, altro segnalatore dell’attività della malattia.
Raggi X: sono usati per verificare il grado di deterioramento delle articolazioni (erosioni ossee).
ecografia articolare: utile per evidenziare il processo di infiammazione della membrana sinoviale, dei tendini e la presenza di un versamento articolare (aumento del liquido sinoviale).

 

Trattamento

Dal momento che non esiste un farmaco che guarisca l’ARTRITE REUMATOIDE, scopo della terapia è ridurre al minimo o annullare i sintomi e l’invalidità adottando gli appropriati farmaci precocemente nel corso della malattia, prima che il danno articolare diventi permanente. La terapia dell’ARTRITE REUMATOIDE è migliorata enormemente negli ultimi 25 anni offrendo ai pazienti un soddisfacente controllo dei sintomi e la possibilità di conservare i normali ritmi della routine quotidiana. Non esiste un singolo farmaco efficace per tutti i pazienti e spesso molti di essi devono ricorrere a diverse modifiche terapeutiche nel corso della loro malattia. Sono oggi disponibili diverse categorie di farmaci:

  1. Farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e corticosteroidi: sono in grado di attenuare o correggere lo stato infiammatorio articolare (migliorando ad esempio il dolore e il gonfiore), ma non sono in grado di modificare per nulla l’evoluzione della malattia.
  2. farmaci in grado di modificare il decorso dell’artrite reumatoide definiti per questo “farmaci di fondo”. Questa classe di farmaci ha grandemente migliorato i sintomi e la qualità di vita della maggioranza dei pazienti. Vengono usati insieme con i FANS e/o basse dosi di corticosteroidi, ed eventualmente associati tra di loro.
  3. farmaci “biologici” (o meglio biotecnologici): sono in grado di bloccare l’azione di alcune proteine che favoriscono l’infiammazione. Questa classe comprende: etanercept (Enbrel®), infliximab (Remicade®), anakinra (Kineret®), adalimumab (Humira®), rituximab (Mabthera®), abatacept (Orencia®) ed altre molecole ancora in fase di studio. Hanno dimostrato la capacità di ridurre o abolire i sintomi dell’ARTRITE REUMATOIDE in molti pazienti che non rispondono ad altre terapie.

Oltre alla terapia farmacologica, possono essere adottati altri provvedimenti, come un regime di vita sano, che comprenda un’attenzione alla dieta (evitare il sovrappeso) e alle abitudini voluttuarie (evitare il fumo e l’uso di alcoolici), un’adeguata ginnastica di mantenimento.