Rieducazione vestibolare: la soluzione per capogiri e instabilità

Rieducazione vestibolare: la soluzione per capogiri e instabilità

I capogiri, le vertigini, il senso di disequilibrio, pur non rientrando nelle patologie gravi, portano il paziente a un forte senso di inabilità e di insicurezza riducendo, a volte drasticamente, l’autonomia e la qualità della vita.

Una diagnosi medica corretta ed uno specifico percorso rieducativo sono in grado di attenuare e, spesso, di eliminare completamente i sintomi.

Com’è costituito e come funziona il sistema dell’equilibrio?

Il senso dell’equilibrio o, più correttamente, senso dell’orientamento spaziale, è il complesso sistema che permette al cervello di sapere in ogni istante la posizione del corpo rispetto allo spazio.

Gli attori di questo complesso sistema informativo sono:

  • l’orecchio interno (labirinto, canali semicircolari, vestibolo), che raccolgono informazioni rispetto alla posizione e agli spostamenti del corpo e del capo nello spazio
  • l’occhio, che raccoglie informazioni dello spazio nel quale si trova il corpo, in particolare la vista ci permette di valutare la posizione del corpo rispetto all’ambiente circostante soprattutto ci permette di valutare la direzione del movimento. Un particolare riflesso, il riflesso vestibolo-oculo-motorio (VOR) fa sì che gli occhi si muovano sinergicamente ai movimenti del capo rendono possibile fissare un oggetto mentre il capo, o tutto il corpo, si muove
  • i recettori di pressione della cute e quelli delle articolazioni e della colonna vertebrale, che informano il cervello sulla posizione pressoria delle varie strutture muscolo-scheletriche, per esempio sui punti di appoggio a terra o su una sedia, e conseguentemente sul baricentro
  • i recettori sensoriali delle articolazioni (propriocettori), che indicano al cervello quali parti del corpo sono in movimento e in che posizione sono.
  • il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale), che analizza tutte le informazioni che provengono da questi sistemi e coordina i movimenti volontari o riflessi.

Che cos’è la vertigine?

Il termine vertigine, dal latino vertigo - girare, ruotare – si riferisce all’illusoria sensazione rotatoria della persona nei confronti dell’ambiente o viceversa. Essa va distinta dal disequilibrio che è costituito dalla sensazione di instabilità, dal non riuscire a mantenere una postura corretta o una corretta direzione nel camminare.

Vanno poi considerate a parte tutta una serie di sensazioni: dalla testa “vuota”, “leggera”, “pesante”, al disorientamento spaziale, ecc.

Quali condizioni causano vertigine?

La maggior parte delle vertigini e dei disturbi dell’equilibrio sono causate da malattie dell’orecchio interno (malattia di Meniere, vertigine parossistica posizionale, neurinoma dell’acustico, neurite vestibolare, labirintiti), da problematiche della colonna vertebrale e del sistema muscolo-scheletrico (cervicalgia, disfunzioni temporo-mandibolari, alterazioni posturali e muscolari) e da disturbi della vista.

A queste si associano, in percentuale molto minore, i disturbi della circolazione cerebrale e le patologie neurologiche specifiche.

Cosa fare quando compaiono capogiri o instabilità?

Rivolgersi al proprio medico di fiducia è sempre il primo passo da fare. Sarà lui a fare un primo inquadramento generale sulla tipologia di problema e a indirizzare il paziente. La cosa più importante è la corretta diagnosi. Molto spesso vi è molta confusione nell’inquadramento dei disturbi dell’equilibrio.

Il paziente fa una visita dall’otorino il quale, nella maggior parte dei casi, non riscontra anomalie all’orecchio in senso classico e non fornisce, quindi, indicazioni specifiche. Una visita da un audiologo-vestibologo, invece, consente di giungere in tempi rapidi alla definizione della patologia e al corretto iter terapeutico.

Un esame vestibolare accurato, eseguito anche con l’ausilio di strumenti specifici, può da solo essere sufficiente per porre una corretta diagnosi. In alcuni casi sono necessari esami strumentali come l’audiometria e l’impedenzometria e la diagnostica per immagini (RX, Risonanza, Tac).

L’ascolto attento della storia del paziente, ad ogni modo, orienta nella maggior parte dei casi.

Si possono curare le vertigini?

Il trattamento delle vertigini e dei disturbi dell’equilibrio può essere medico farmacologico, raramente chirurgico, e riabilitativo. Quest’ultimo in particolare è quello che permette la cura e la guarigione della maggior parte delle sindromi vertiginose.

Il trattamento farmacologico ha lo scopo di determinare una riduzione generica dei sintomi vestibolari o di trattare specifiche condizioni che causano vertigine. Il trattamento chirurgico viene riservato ai casi in cui si sia riscontrata una vera anomalia anatomica dell’orecchio o nei casi di neurinoma del nervo acustico.

E il trattamento riabilitativo quando si usa? Possiamo considerare la rieducazione vestibolare il trattamento d’eccellenza per questi disturbi. Purtroppo, è difficile trovare sul territorio servizi dedicati ed è per questo che abbiamo deciso di approfondire l’argomento e di aprire un servizio interamente dedicato a questi disturbi.

La riabilitazione vestibolare, attraverso esercizi specifici, permette di ristabilire una corretta interazione tra i diversi sistemi che governano l’equilibrio e di far sì che, dove esista un problema, esso possa essere compensato potenziando l’azione degli altri sistemi. (visione, sistema vestibolare e sistema propriocettivo). Il suo obiettivo è quello di adattare le funzioni alterate alla “nuova situazione” determinata dalla malattia.

In cosa consiste la riabilitazione vestibolare?

Sulla base della diagnosi medica e a seguito di un’accurata valutazione funzionale del fisioterapista, vengono impostati programmi rieducativi al fine di ri-allenare una corretta interazione tra vista, movimenti della testa, movimenti del corpo nello spazio e variazioni posturali graduali. Gli esercizi possono essere svolti da stesi, da seduti, in piedi, in movimento con difficoltà crescente.

Se le problematiche della colonna, cervicali e dell’articolazione temporo-mandibolare sono fattori contribuenti o scatenanti ci si concentra anche su di essi affrontandoli con specifici trattamenti manuali o strumentali. Infine, in casi selezionati, si può richiedere il contributo dell’ortottista o dello gnatologo.

 

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