Distorsione alla caviglia: cosa fare e come rieducarla

Distorsione alla caviglia: cosa fare e come rieducarla

La caviglia, o tibio-tarsica, è l’articolazione che collega la gamba al piede. Essa permette movimenti prevalentemente di flessione ed estensione (punta del piede in basso o in alto) e movimenti laterali di grado minore.

La caviglia e le articolazioni sottostanti consentono al piede di adattarsi al suolo nelle diverse condizioni funzionali: quando si cammina, quando si corre, quando si incontra un ostacolo o un terreno disconnesso.

Distorsione alla caviglia: un trauma frequente

La distorsione di caviglia è il trauma più frequente a carico dell’arto inferiore ed è uno dei più diffusi nello sport.

Il meccanismo lesivo più comune consiste nel cedimento della caviglia sul lato esterno con il quale la pianta del piede si gira verso l’interno, sotto il peso del corpo. Ciò può avvenire durante la camminata su terreni scoscesi, in caso di tacchi alti, scendendo un gradino o un marciapiede o spesso durante attività sportive, in particolare pallavolo, basket e calcio.

Durante il trauma distorsivo si crea una lesione più o meno importante a carico dell’apparato capsulo-legamentoso esterno. Storicamente, la classificazione prevede tre gradi (1, 2, 3) di gravità che si basano sull’instabilità residua e sul coinvolgimento dei legamenti.

Talvolta si può avere una frattura nei punti in cui i muscoli o legamenti si attaccano all’osso o per impatto tra le superfici ossee (quinto metatarso, malleoli, parte terminale della tibia), associata o meno a lesione dei legamenti.

Conseguenze della distorsione alla caviglia

Immediatamente dopo il trauma, la caviglia tende a gonfiarsi abbondantemente con eventuale comparsa di un ematoma, nei giorni successivi, sul lato esterno del piede fino alle dita. Si hanno quindi:

  • gonfiore e dolore soprattutto sul lato esterno del piede
  • difficoltà di carico
  • limitazione del movimento
  • sensazione di instabilità

Il gonfiore tenderà progressivamente a ridursi e resterà dolore alla palpazione o alle manovre di stiramento del comparto legamentoso esterno, dolore all’appoggio del piede o durante la fase di spinta del passo, sensazione di caviglia che cede.

Cosa fare in caso di distorsione alla caviglia?

In assenza di fratture evidenti, l’approccio d’urgenza è di tipo protettivo e consiste nel RICE, acronimo inglese che racchiude il Riposo, il ghiaccio, la Compressione e l’Elevazione.

E' utile bendare la caviglia con una fasciatura compressiva e tenerla a riposo per 2-3 giorni, possibilmente in posizione sollevata. Utilizzare il ghiaccio per 15-20 minuti ogni 1-2 ore. Dopo 24-48 ore può essere utile un bendaggio all’ossido di zinco con azione antinfiammatoria.

In caso di distorsione grave è utile presentarsi in Pronto Soccorso dove verrà eseguita una radiografia per escludere la presenza di fratture e verrà consigliato un carico protetto con stampelle.

Indagini più approfondite(ad es. risonanza magnetica) potranno essere consigliate successivamente nel caso in cui ci sia un ritardo della ripresa con persistenza di dolore egonfiore, oppure nel sospetto di lesioni osteo-condrali (distacchi o lesioni della cartilagine, soprattutto a livello astragalico).

Perché consultare un Fisioterapista il prima possibile?

E’ fondamentale affidarsi precocemente a un Fisioterapista per garantire un processo diguarigione ottimale. Vanno iniziate da subito manovre di cauta mobilizzazione in scarico, per ridurre il gonfiore e favorire un graduale recupero del range di movimento.

Il paziente apprende fin da subito semplici esercizi di auto-mobilizzazione per recuperare pian piano il movimento e, soprattutto, per evitare rischi secondari trombo-embolici.

Eventuali terapie fisiche come laser, tecar o ultrasuoni possono aiutare il processo di guarigione.

Rieducazione funzionale della caviglia

Se la distorsione non è grave non sono necessari trattamenti complessi poiché il danno legamentoso tende nel tempo a ripararsi in maniera autonoma e la caviglia recupera la sua funzionalità grazie al trattamento conservativo.

Quando dolore e gonfiore cominciano a ridursi (indicativamente a 3-5 giorni dal trauma) inizia il programma riabilitativo vero e proprio che prevede 3 macro-obiettivi:

1- recupero del movimento e dell’elasticità: attraverso tecniche di terapia manuale, esercizi di mobilizzazione attiva, stretching del polpaccio. Graduale recupero del carico e training del passo.

2- recupero della forza: esercizi di rinforzo muscolare graduale in particolare dei muscoli peronei e del polpaccio, prima a corpo libero in scarico, poi con l’utilizzo di un elastico e infine in carico o con eventuali macchinari.

3- recupero propriocettivo: esercizi di equilibrio prima in scarico poi in carico, utilizzando basi instabili come tavolette o cuscini. Nelle fasi avanzate, il recupero della stabilità completa, negli atleti, prevede l’introduzione di lavori dinamici più complessi con balzi e cambi di direzione.

 

 

Nel paziente sportivo è fondamentale inserire un affinamento sport-specifico in grado di riproporre la gestualità tipica della disciplina di appartenenza e riducendo, così, rischio di recidive.

L’opzione chirurgica riguarda una percentuale minima di pazienti e deve essere valutata nei casi di gravi instabilità residue, prevedendo un intervento di stabilizzazione legamentosa esterna, e nei casi in cui vi sia stata una lesione osteo-condrale in una zona di carico dell’osso che impedisce una normale ripresa funzionale senza dolore.

L’impiego di tutori e cavigliere è utile nelle prime fasi dal trauma, con lo scopo di contenere e limitare alcuni movimenti potenzialmente dannosi. Nelle fasi successive, se è stato impostato un adeguato programma rieducativo, sarebbero da utilizzare solo in casi ben selezionati di vera contenzione passiva ed evitati ove non strettamente necessari, in quanto inficerebbero la normale e naturale ripresa della sensibilità articolare della caviglia e della sua stabilizzazione muscolare.